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Anche questa settimana, come purtroppo accade da anni, mi sono imbattuto nel dramma di amici e conoscenti senza lavoro. Sono per lo più quarantenni, tutte persone perbene che hanno lavorato un po’ di qua e un po’ di là, senza aver avuto la fortuna di trovare datori solidi o lungimiranti. La loro condizione odierna è davvero prossima alla disperazione. Alcuni si sono rassegnati ed augurano lunga vita ai genitori che continuano a mantenerli, altri sono letteralmente infuriati con un sistema che li espelle a prescindere, senza chiedersi se quel capitale umano sia o meno una “risorsa” per il Paese. “Siamo vecchi a quarant’anni!”, questa la considerazione più ricorrente. “Siamo costretti a lavorare in nero, perché diversamente nessuno ci prenderebbe!”, aggiunge qualcuno che non si dà pace e punta il dito dritto contro un “sistema” che guarda solo “a chi ha meno di trent’anni”.
Età, una parola semplice per identificare uno dei grandi problemi del mercato del lavoro che la politica, troppo concentrata su sé stessa e sulla propria sopravvivenza, evita di affrontare.
Quindi ? Quindi dobbiamo arrangiarci, cominciando a comunicare più frequentemente tra noi, mettendo in comune esperienze, studiando soluzioni e picchiando i pugni sul tavolo.
Se l’attuale legislazione colloca gli ultra quarantenni fuori dal mercato del lavoro per antieconomicità della loro assunzione (per quale motivo un datore dovrebbe rinunciare ad agevolazioni ed incentivi?), significa che il sistema-paese, oltre a rinunciare al contributo di costoro, dovrà occuparsi di organizzare “ammortizzatori sociali” per il loro mantenimento. E cosi, libero accesso a servizi, case popolari e provvidenze varie: tutti “costi secchi”, improduttivi che creano dipendenza ed uccidono le motivazioni degli uomini.
Di fronte all’evidenza di una situazione folle ed insostenibile, mi chiedo per quale motivo chi ci governa non corregga la rotta, mettendo i cittadini su un piano di parità e restituendo a tutti il diritto alla speranza che oggi i miei coetanei hanno perduto.
Occorrono agevolazioni per tutte le nuove assunzioni, indipendentemente dall’età, perché è compito del mercato selezionare i più motivati, preparati, seri ed onesti, non dell’anagrafe.
Di fronte a tassi importanti di disoccupazione, chi sta a Roma dovrebbe incentivare le assunzioni attraverso esenzioni contributive per i primi due anni di lavoro. Molti uscirebbero dal tunnel dell’emarginazione e verrebbero nuovamente immessi nel mercato del lavoro e tolti dalla lista degli “assistiti”, con intuibile sollievo per le casse dello Stato.
Le imprese, a loro volta, potrebbero aumentare competitività ed orizzonti, dando alla collettività più risorse, aumento dei consumi e maggiori conseguenti introiti fiscali.
Gettiti che oggi, invece, calano continuamente grazie a chi riesce solo a concepire l’aumento delle accise, dell’ IVA e delle tasse dicendo che così vuole l’Europa. E mentre lo dicono, l’orchestra suona, qualcuno di loro balla ancora ed il Titanic imbarca acqua …