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No al referendum contro le scuole paritarieIl tema del sostegno alle scuole paritarie di ogni ordine e grado, come parte integrante di un sistema di istruzione pubblico e plurale, è direttamente collegato ai principi di libertà e centralità della persona, base di qualunque progresso sociale.

Da sempre portiamo avanti questi temi, che in parte sono diventati patrimonio culturale della nostra città, in modo pragmatico, senza inutili contrapposizioni perché la realtà è sotto gli occhi di tutti.

Solo certa sinistra insiste nel voler fare di questo tema una bandiera ideologica, disinformando i cittadini. Per questo il primo scopo del comitato è informare della realtà condivisa delle cose.

Il quesito referendario voluto dal comitato promotore e appoggiato da SEL e M5S è malposto e fuorviante in quanto alimenta la convinzione che scuole materne comunali e paritarie siano in alternativa tra loro. La logica corretta è invece allargare l’offerta,  azzerando le attuali liste di attesa e sgravando il Comune da oneri insostenibili (10 volte superiori).

  1. Per noi è centrale il principio che le famiglie e gli studenti abbiano diritto di scegliere in piena libertà il percorso scolastico desiderato indipendentemente dal fatto che questo si realizzi presso una scuola statale o paritaria. Tutto, ovviamente, a parità di contribuzione e senza aggravi di spesa per le famiglie meno abbienti. Un sistema realmente sussidiario, infatti, mette al centro chi fruisce del servizio e la sua libertà di ottenerlo da chi ritenga più idoneo a prescindere dalla capacità personale di spesa.
  2. Dal punto di vista economico il comune di Bologna, anche quest’anno, ha deliberato un contributo di circa 1.050.000 euro per le scuole materne che attualmente accolgono 1.730 bambini. Il costo per ognuno di questi nelle materne comunali sarebbe 10 volte superiore. La statistica nazionale ci consegna un dato emblematico: le scuole paritarie di ogni ordine e grado accolgono il 12% circa degli alunni italiani e percepiscono appena l’1% dei fondi statali destinati all’istruzione. La realtà è che le Scuole Paritarie fanno risparmiare allo Stato ed agli Enti Locali risorse ingenti.
  3. I promotori del referendum, nel documento con cui spiegano la loro iniziativa, affermano: “La scuola statale non è in grado di assorbire la domanda di istruzione”. Verissimo, ma le domande di fondo sono: se non alle paritarie, dove sarebbe possibile accogliere i 1730 bambini di cui parliamo? Se volessimo inserirli in strutture pubbliche, che ad oggi non esistono, quanto costerebbe? In realtà, con l’ideologia non si va da nessuna parte. Grazie ai posti disponibili presso i privati convenzionati il Comune di Bologna può garantire un servizio a tutti, eliminando le liste di attesa.
  4. Inoltre, è giusto che i cittadini sappiano che laddove l’obiettivo delle 9.000 firme venisse raggiunto e, quindi, il referendum indetto, il Comune si vedrebbe costretto a spendere 500.000,00 euro per la sessione elettorale. In altre parole, una somma pari a circa  50% di quella stanziata per la convenzione (€ 1.050.000,00) con le paritarie ed equivalente a 850 posti nido!
  5. Va ribadito con forza che le scuole paritarie fanno parte a pieno titolo del sistema nazionale di istruzione e svolgono – con indubbio merito – un servizio pubblico; per questa ragione è assurdo continuare a discriminarle e danneggiarle economicamente, essendo una risorsa e non un costo. Le scuole paritarie sono scuole pubbliche, cioè per tutti e nel rispetto di regole chiare. L’attività di disinformazione parte dall’uso distorto del termine “pubblico” con il quale certa sinistra definisce la scuola statale e comunale, quasi attribuendogli un valore differenziale che non esiste.