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Commissione sanità. Il tema all’ordine del giorno è l’amministrazione di sostegno a Bologna. Su mia richiesta sono stati convocati l’Assessore ai Servizi Sociali, Amelia Frascaroli, il Dirigente del Servizio ed un rappresentante degli amministratori di sostegno. Scopo dell’azione politica: analisi della situazione attuale, miglior impiego delle risorse di cui il Comune dispone, sinergia Comune/Tribunale, potenziamento del lavoro degli Amministratori di Sostegno che, su nomina dell’Autorità Giudiziaria, si occupano, spesso senza nemmeno il rimborso delle spese, di casi di grave abbandono e di non autosufficienza.
Grazie al contributo di tutti, sono emersi suggerimenti e spunti molto interessanti sui quali articolare proposte per il futuro. Primo punto su cui concentrare i nostri sforzi è la conservazione e la valorizzazione dei patrimoni degli assistiti (anche attraverso eventuali donazioni modali al Comune) al fine di evitare, come spesso accade, dispersioni e frantumazioni per incuria che, purtroppo, ancora oggi conducono molte persone all’indigenza, conducendole a concludere la loro esistenza a carico della collettività. La sfida, quindi, è preservare la dignità di chi non è più autosufficiente e, nel contempo, l’interesse della collettività all’ottimizzazione delle risorse ed al contenimento della spesa.
Gli amministratori di sostegno presenti hanno lamentato l’assenza di interlocutori istituzionali con i quali pianificare decisioni straordinarie ed indispensabili. Nella sostanza, è stata più volte ribadita la necessità di costruire un progetto complessivo di gestione, che, uscendo dall’ordinario, venga ritagliato “per tempo” sulle esigenze del destinatario. In altre parole: responsabilità, interazione, rapidità. Lo stesso Tribunale circondariale ha fatto sapere di attendersi dalla politica nuove soluzioni che partano da un progetto di amministrazione complessiva del patrimonio delle persone non più autonome. Il Comune, a mio avviso, dovrebbe formare nuove professionalità da accostare agli uffici giudiziari sulla falsariga di quanto già accade per l’emergenza sfratti. Gli efficaci rimedi che sono stati studiati attraverso il coinvolgimento delle Prefetture e degli Enti Locali devono costituire un valido punto di partenza. Preservare e valorizzare i beni di chi non è più in grado di gestirli e vive in situazione di abbandono (a Bologna e Provincia abbiamo 2500 casi!) è azione doverosa e di interesse generale, da concepirsi attraverso un nuovo modello organizzativo che abbia funzione preventiva. Troppo spesso le Istituzioni si sono trovate a gestire situazioni disperate e senza più rimedio. Il punto di ri-partenza dovrà essere la dignità delle persone, l’ottimizzazione delle risorse ed una sinergia stretta tra poteri dello Stato.
Cordiali saluti a tutti.
Lorenzo Tomassini