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Ieri, question time. Dopo il gravissimo episodio avvenuto al semaforo che regola la viabilità dell’incrocio tra le vie Massarenti ed Azzurra, durante il quale un cittadino bengalese è stato accoltellato alla schiena da un altro romeno, ho depositato interpellanza urgente per sapere cosa l’Amministrazione pensasse dell’accaduto e cosa stesse facendo per fronteggiare il racket dei lavavetri e le lotte per il controllo del territorio.
Da anni, infatti, mi batto per debellare l’odioso fenomeno e per far capire ai bolognesi che ogni moneta data non è un gesto di carità, ma un contributo ad organizzazioni malavitose di sfruttatori.
Come molti ricordano, due anni fa, con il fine di dimostrare che un reale contrasto era ed è possibile, avevo organizzato, assieme ad attivisti e consiglieri circoscrizionali “armati” di bandiere e cartelli, otto presidi ad otto diversi semafori. Nostro scopo era sensibilizzare istituzioni e cittadini. La manifestazione durò tre settimane e tenne lontani i lavavetri anche il mese successivo.
Le Istituzioni, però, ci ignorarono anche se dimostrammo loro che un approccio diverso al problema era possibile.
Ieri, purtroppo, ho avuto la conferma che a questa sinistra il tema non interessa. Anche davanti a gravi fatti di sangue hanno fatto “spallucce”.
Le sciocchezze dette, anzi, lette dall’Assessore alla Sicurezza, che si era fatta precedere dalla collega ai “Servizi Sociali” (“non abbiamo risorse per fronteggiare il fenomeno”, mentre invece hanno appena deciso di spendere 90.000 euro per recapitarci un volantino con cui esalteranno le loro presunte virtù!), provano il totale disinteresse verso ogni forma di prevenzione e/o di efficace risposta ad un problema che ogni giorno tocca i nostri concittadini, aumentando la sensazione di abbandono e l’esasperazione (soprattutto) delle donne che, ad ogni semaforo, vengono prese d’assalto e costrette a subire prevaricazioni ed angherie in caso di mandata elargizione dell’agognato obolo.

” Abbiamo fatto 448 multe nel 2013 …”, questa l’indecente confessione della responsabile della sicurezza.

Quattrocentoquarantotto multe? In un anno? “No, abbiamo sequestrato anche 300 spazzoni ed altrettanti secchi!”. Caspita, un trionfo, dico io!

Questi signori non hanno nemmeno il senso del ridicolo e, citando dati a caso (due settimane fa l’Amministrazione parlava, con riferimento sempre al 2013, di 267 contravvenzioni! n.d.r.), pensano di mettersi a posto la coscienza e, nel contempo, farci tutti fessi.

In realtà, hanno confessato alla città la loro totale inutilità. Con poco più o poco meno (a seconda della versione) di una multa al giorno, che nessuno pagherà mai (e che, quindi, produrrà solo costi amministrativi a carico dei contribuenti), Merola e soci stanno legittimando un’occupazione del territorio cittadino da parte di organizzazioni di sfruttatori disposte a difendere con il coltello le loro “postazioni”.

Una domanda sopra le altre: non è che, mentre qualcuno in Parlamento si batte per difendere lo “ius sanguinis” ed il reato di immigrazione clandestina, qualcuno sul territorio applica lo ius soli ed ignora le leggi dello Stato?

E’ mai possibile che nessuno voglia chiedere il permesso di soggiorno o firmare “fogli di via” a questi signori?

Perché dobbiamo continuamente abbassare la testa e rassegnarci ad un’applicazione rigorosa delle leggi nei confronti di chi paga le tasse e fa il proprio dovere, mentre altri, a casa nostra, fanno quello che vogliono?

Destra, centro o sinistra non significano più nulla. Esistono solo programmi, azioni concrete e PERSONE.

Mandiamo a casa chiacchieroni e prestigiatori. Liberiamo Bologna.

Lorenzo Tomassini