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COLPEVOLI D’ESSER VIRTUOSI

Da troppo tempo gli italiani accettano la tassazione della ricchezza, e quindi dei loro risparmi, chinando il capo come se fossero responsabili di qualcosa e, pertanto, meritevoli di essere sanzionati:  Ho risparmiato, ho fatto sacrifici, ho comprato casa per la famiglia, ergo: ho sbagliato! Chiedo scusa Governo, quanto sangue ti devo dare ancora?” .

 

Colpevoli di aver RISPARMIATO.

 

Più che “leggi finanziarie, di stabilità, Imu, Iuc, Tari, Tasi (… e paga!)”, la  “Letta & soci sdf” pronuncia sentenze, tutte rigorosamente senza processo e difesa, che puniscono i nostri risparmi con una puntualità ed una velocità che farebbero rabbrividire i tribunali olandesi.

Un primato “tutto” italiano, che, me lo consentirete,  smentisce le “gratuite” malignità che ogni tanto si sentono sulla lentezza dei nostri “derelitti” uffici giudiziari.

In realtà, siamo al cospetto di un messaggio devastante, anticostituzionale ed antisociale, perché contrario al diritto naturale, all’etica, all’economia ed al futuro del Paese.

Ciò nonostante, da anni ci bombardano di sciocchezze per inculcarci nuovi principi. Ci parlano di nullatenenti, di società ingiusta, di furbi da combattere, di nuove povertà che si aggiungono alle vecchie, di storie compassionevoli. Fanno leva su nostri atavici sensi di colpa, per mettere sempre più le loro manacce nelle nostre tasche.

Pontificano dai pulpiti delle trasmissioni televisive, inorridiscono parlando di “sommerso”, snocciolano ricette economiche, inventano “nuove” imposte.

In realtà, ci tolgono soldi che troppo spesso sperperano.

Sono i praticoni della politica, i self made man dell’unico ambito della società in cui chiunque, dalla mattina alla sera, può diventare qualcosa o qualcuno, indipendentemente dal lavoro svolto e dal gradimento della gente.

 

Vuoi fare il medico? Occorre una laurea ed un’abilitazione.

Vuoi fare l’architetto o l’ingegnere? Idem.

Vuoi fare politica?  Occorre un amico, meglio se potente.

 

E, quindi, eccoli già in TV a scandalizzarsi di quello che fan gli altri, a moralizzare il Paese, a pendersela con innominati evasori. Ciò che importa è dar la colpa a qualcuno e confondere le idee “dando numeri al lotto”: chi dice cento, chi duecento, chi si spinge fino a trecento miliardi di euro. Ma la riffa del sommerso serve solo a trovare pretesti ed a giustificare una “morale” sempre uguale: i “furbi” non li acciuffa mai nessuno (o quasi) e l’ “amico ascoltatore” sta per essere nuovamente raggirato attraverso infinite circonlocuzioni, battibecchi, battute e … variazioni dei nomi delle imposte che, oltre al mal di testa, gli daranno la sensazione, almeno fino alla prova del “commercialista”,  che il nuovo balzello sarà inferiore a quello che gli si poteva chiedere e, comunque, più equo e rispettoso. E la fregatura è servita!

La verità, però, è altro: del maxi evasore non frega niente a nessuno perché è molto più facile colpire milioni di italiani tassando beni che non si possono nascondere.

E per il partito del “tassa e spendi” comincia la festa, perché la ricetta è bella e pronta: tassare i beni immobili sulla scorta di un’odiosa ed illegittima presunzione: chi ne possiede è ricco e, come tale, deve pagare (o morire).

Avete capito bene: hanno codificato una nuova equivalenza per proletarizzare il Paese (il disegno è sempre quello!): casa=ricchezza.

Del resto, a questi signori poco interessa se accanto a queste (precarie) proprietà vi siano mutui trentennali o altri debiti da pagare. Meno ancora se siano il frutto di anni di sacrifici. Loro, “i vampiri del ventunesimo secolo “, non si commuovono. In gioco c’è un grande potere, che vogliono mantenere intatto anche a costo di distruggere l’economia e la pace sociale. Un potere che esiste solo se ogni anno i fiumi del gettito portano più acqua di quanta il colabrodo della spesa ne faccia uscire. Più soldi = più spesa. Più spesa, più potere.

Rieccoci, quindi, al punto di partenza, ai nuovi principi che ci vogliono inculcare per uccidere il concetto di “reddito” e sostituirlo subdolamente con quello (più ampio) di “ricchezza”. Il fine, è evidente, è quello di tassare più volte lo stesso guadagno per avere sempre denaro da spendere e, quindi, potere. Un potere che si alimenta stringendo il laccio al collo dei contribuenti/sudditi e determinando il progressivo impoverimento delle famiglie (nuovi poveri), il crollo del valore dei loro investimenti (gli immobili ora valgono la metà !), una maggiore domanda di ammortizzatori sociali (a cui corrisponde una dipendenza dal potere “salvifico” della politica).

 

Prima lo capiamo, prima ci liberiamo.

 

Lorenzo Tomassini