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Tomassini e Bignami: “Non è omofobia, è che i residenti non dormono più. Faremmo lo stesso se si trattasse di un’acciaieria”

Il PdL di Bologna ha pronto un esposto da consegnare alla Procura e al Comune in cui denuncia il fatto che la Salara, la sede del Circolo Arcigay “Il Cassero”, “impedisce il riposo notturno ai cittadini della zona”, e quindi ne chiede la chiusura.

Ma lo terra’ nel cassetto per altri 10 giorni. I berlusconiani infatti chiedono al commissario Anna Maria Cancellieri “di convocare un ‘tavolo di raffreddamento’, come si fa nelle vertenze sindacali, per trovare una mediazione” tra residenti e gestori. Se entro 10 giorni questa richiesta non avra’ risposta, partira’ l’esposto. “Sappiamo gia’ che per il solo fatto di chiamare in causa l’Arcigay ci accuseranno di omofobia – dicono l’ex capogruppo del PdL in Comune, Lorenzo Tomassini, e Galeazzo Bignami, vicecoordinatore cittadino e consigliere regionale PdL – ma noi abbiamo solo deciso di schierarci al fianco dei residenti di via del Porto che di notte non riescono a chiudere occhio: se alla Salara ci fosse un’acciaieria e non l’Arcigay faremmo lo stesso”. Per i berlusconiani, quello dell’Arcigay e’ un circolo privato “sui generis: e’ piu’ simile a un pubblico esercizio con una costante programmazione di eventi e un impatto molto forte sulla zona circostante che impedisce il riposo ai residenti”, spiega Tomassini. Per due volte, tramite l’ex collega del Consiglio comunale Sergio Lo Giudice (Pd), Tomassini riferisce di aver provato a sedersi a un tavolo di discussione con l’Arcigay, “ma la prima volta e’ saltato tutto per motivazioni pretestuose, e cioe’ che noi eravamo in troppi; la seconda ci hanno chiesto di smentire le affermazioni sui gay di Berlusconi senno’ non se ne faceva niente”. E cosi’ si e’ arrivati all’esposto “perche’ non si puo’ continuare in questo modo”, taglia corto Tomassini.

Nell’esposto preparato dal PdL, e presentato oggi a due passi dalla Salara che sorge vicino al Mambo, si chiede al Comune di “valutare la possibilita’ di chiudere quel locale e di revocargli i permessi” e alla Procura di valutare un sequestro dei locali. “Qui l’omofobia non c’entra”, spiega Tomassini. “Il punto e’ invece il rispetto delle regole: il Comune deve fare chiarezza e, se riscontrasse che non si rispettano le regole, non deve rinnovare la convenzione per l’uso di quegli spazi”, chiede ancora Tomassini.

Come ricorda infatti Bignami, “l’affidamento all’Arcigay della Salara fu un errore di Guazzaloca. Tra l’altro la convenzione, che sta arrivando a scadenza, non prevede affitto e esenta gli utilizzatori dal pagamento delle utenze”. Per cui, ora “o si trova una convivenza civile tra residenti e occupanti della Salara, oppure il Comune deve tutelare prima interessi dei residenti e non rinnovare la convenzione. Se decidesse invece di prorogarla deve almeno staccare la luce per iniziare a fargli pagare le bollette. Soprattutto perche’ – conclude Bignami – l’Arcigay aveva garantito che non ci sarebbero stati disagi e fastidi per i residenti”. Anche Bignami si augura che ora non si parli di omofobia. “Io riconosco che l’Arcigay, al netto di ogni valutazione politica, e’ comunque centro aggregativo per i giovani; ne prendiamo atto, per carita’, pero’ c’e’ modo e modo di fare le cose”, conclude Bignami.

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