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«Atc penalizza gli autisti.

 Perché?»

CHE COSA ha risposto ad Atc l’Agenzia delle entrate, in merito «all’applicazione di un’aliquota agevolata» che avrebbe fatto finire nelle buste paga di 1.500 autisti «ci..
…CHE COSA ha risposto ad Atc l’Agenzia delle entrate, in merito «all’applicazione di un’aliquota agevolata» che avrebbe fatto finire nelle buste paga di 1.500 autisti «circa 110 euro in più al mese»? Se lo chiede (e lo chiede all’azienda trasporti, «che si ostina a non rispondere») Lorenzo Tomassini, esponente del Pdl, già capogruppo in Comune dei berlusconiani. Che da tempo conduce una battaglia — appoggiata da Uil e Rdb — per il rispetto di un provvedimento voluto nel 2008 dal ministro Maurizio Sacconi: l’applicazione dell’aliquota agevolata al 10%, «invece del 27-38% applicato mediamente in Atc, a seconda delle fasce di reddito» dei dipendenti con redditi fino a 35mila euro l’anno.
Secondo i calcoli di Tomassini, ai circa 1.300 euro al mese percepiti da un autista, con l’applicazione della nuova aliquota «si sarebbero aggiunti 110 euro, per un totale di oltre 1.300 euro l’anno». Ad Atc e alla Cgil, invece, «il decreto del governo non piaceva». Così, piuttosto che «dovere riconoscere un merito a Berlusconi — è l’accusa di Tomassini — si è preferito interpretare la legge in modo assurdo, contro l’interesse dei lavoratori. Una scelta incredibile, da parte di un sindacato».
Durante il mandato in Comune, afferma il berlusconiano, «non sono mai riuscito a ottenere un confronto diretto con i vertici di Atc». L’unica cosa che si è saputa è che l’azienda, nel gennaio 2010, «e soltanto dopo avere chiesto consulenze a importanti studi professionali, si era decisa a chiedere lumi all’Agenzia delle entrate» in merito alle modalità di applicazione (o meno) del decreto Sacconi ai propri dipendenti.
I 120 GIORNI concessi dalla legge alle amministrazioni finanziarie per rispondere ai contribuenti «sono abbondantemente scaduti». Tomassini ha fatto richiesta al Comune, socio di Atc, di accesso agli atti. «Mi è stato risposto che l’azienda non dà risposte a chi non ne ha diritto. Cioè a un semplice cittadino».
A questo punto, chiede l’ex consigliere, «se Atc ha avuto ragione, perché non rende pubblico l’atto dell’Agenzia delle entrate?». La città, sostiene Tomassini, «deve conoscere le linee politiche dell’azienda e soprattutto i motivi per i quali 1.500 autisti si vedono negare, per meri calcoli politici, ciò di cui hanno diritto dal luglio 2008».
dal Resto del Carlino Luca Orsi