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Da troppo tempo si parla poco di riforme istituzionali e per nulla del nuovo assetto da dare ai Quartieri. La forma attuale non ci piace: i cittadini fanno fatica a percepirne il ruolo politico ed amministrativo e gli eletti non hanno strumenti per operare. Noi vogliamo renderli luoghi di partecipazione e confronto, di esame dei problemi e di dialogo con i cittadini.
Per arrivare a questo occorre ridefinirne i confini e le competenze, rendendo altresì effettivo il ruolo dei consiglieri, principalmente se di minoranza, attraverso un loro coinvolgimento effettivo.
Penso ad un nuovo assetto amministrativo che si integri con la città metropolitana, alla creazione di municipalità partendo dai temi. Vedrei bene un Municipio per il “centro storico” (che, ad esempio, affrontasse in modo unitario tutti i temi della lotta al degrado), uno per la zona collinare(che, per ipotesi, curasse i problemi del dissesto idrogeologico, della sicurezza, della tutela ambientale), altri per quelle periferiche, distinguendo le residenziali dalle commerciali.
In altre parole, è impensabile perchè improduttivo mantenere l’attuale spezzatino territoriale, con conflitti di competenze che creano confusione e disservizi amministrativi su territori con problemi omogenei. Alzi la mano chi reputa intelligente avere quattro quartieri, con relativi Presidenti, Consigli, segretari e burocrati di contorno, che parlano di politiche di degrado e di riqualificazione del centro storico! In altre parole, che senso ha avere il lato sinistro di via dell’Indipendenza “sotto il Quartiere Porto” e quello destro di competenza del San Vitale? Potrei andare avanti citando innumerevoli esempi, ma mi fermo qui, convinto che, come sempre, anche il fattore umano e la qualità degli amministratori abbiano un’importanza rilevantissima.
Dobbiamo quindi ripartire dai temi amministrativi, dal territorio e dagli uomini. Tre fattori da mettere in strettissima relazione utilizzando il mastice della partecipazione e della trasparenza. E sotto questo profilo è indifferibile investire in attività di puntuale rendicontazione del lavoro degli organi istituzionali, perché solo la possibilità per tutti i cittadini di accedere alle decisioni, ai documenti ed agli atti amministrativi posti in essere dai loro delegati potrà creare percorsi virtuosi. Gli attuali ostacoli e le preclusioni alla conoscibilità delle decisioni sono retaggio di una cultura ormai superata. Rispetto agli anni ’90, oggi siamo in una nuova era. Il Legislatore del secolo scorso temeva distorsioni (abuso del diritto) che avrebbero potenzialmente paralizzato la P.A., ma oggi, grazie ad internet, tutto è cambiato e mantenere le limitazioni all’accesso agli atti da parte dei cittadini significherebbe concedere alla politica ed ai dirigenti un potere enorme: quello di mantenersi impermeabili al controllo dei cittadini.
Cari Amici, la vera rivoluzione comincia da qui e sono convinto che gli occhi di tutti determinerebbero significativi risparmi di spesa corrente.
Nulla di eccezionale, nessuna abdiczione o riconoscimento di status, perché sarebbe un “potere” corrispondente a quello che chi ci governa esercita quotidianamente sui nostri conti correnti bancari, sulle nostre carte di credito ed attraverso i nostri codici fiscali. Ed il parodosso è che mentre loro (politici) sanno tutto di noi (Popolo), noi (Popolo) non sappiamo nulla di come loro (politici) amministrano i nostri sacrifici e preparano il futuro dei nostri figli.
Dobbiamo riprenderci la democrazia, perchè democrazia è libertà. Per tutti.
Lorenzo Tomassini
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“Il decentramento politico a livello locale è una componente essenziale della democratizzazione, della buona governance e dell’impegno dei cittadini; esso dovrebbe comprendere un’appropriata combinazione di democrazia rappresentativa e partecipativa”. Con questa espressione l’Organizzazione delle Nazioni Unite apriva l’importante risoluzione 21/3 dell’aprile 2007, con la quale venivano approvate le Linee Guida sul decentramento e il rafforzamento delle autorità locali.